Casi Studio

Affitti brevi: la storia che nessuno racconta

IMMAGINE COPERTINA

Oggi voglio raccontarti una storia.

Non un altro elenco di regole, non un'altra lista di adempimenti da fare entro una scadenza.

Quelli arriveranno, tranquillo/a, ma non oggi.

Oggi voglio portarti indietro nel tempo, a molto prima che la parola "Airbnb" entrasse nel nostro vocabolario.

Perché c'è una cosa che ho imparato.

Chi comprende la storia, comprende il futuro.

Quindi rilassati e mettiti comodo/a, sarà una lettura di 5-10 minuti.

Prima di iniziare però, se non mi conosci, lascia che mi presenti: mi chiamo Marco Morini e sono il fondatore di Stay Mastery.

Non una semplice agenzia di affitti brevi, ma una vera e propria guida in questo fantastico mondo.

Con Stay Mastery gestisco dozzine tra immobili miei e di miei clienti in giro per l'Italia.

E nel web mostro e racconto tutti i retroscena che viviamo ogni giorno.

Ora se sei pronto/a, iniziamo dal principio.

Molto prima di un materasso gonfiabile in un salotto di San Francisco.

ILLUSTRAZIONE STORICA

Una storia lunga duemila anni

A scuola non mi è mai piaciuto studiare la storia. Crescendo però, ho capito che sapere "il perché delle cose" non era solo cultura, bensì era una vera e propria arma.

Così iniziai a farmi le giuste domande per prevedere la direzione del mercato.

Quando è nata l'idea di pagare per dormire a casa di uno sconosciuto?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo tornare indietro di oltre 2000 anni.

Nell'antica Grecia esistevano già i primi alberghi. Sorgevano ad Olimpia ed Epidauro, per accogliere folle di pellegrini.

I Romani ne fecero un sistema vero e proprio. Tabernae, mansiones, hospitia lungo tutte le strade dell'Impero.

Da lì nasce anche la parola "ospitalità". Con la stessa radice di "ospite" che usiamo ancora oggi.

Poi arrivano le locande medievali, nate vicino ai monasteri, poi aperte a tutti.

Ma nota una cosa importante.

Fin qui parliamo sempre di strutture costruite apposta per ospitare.

La vera svolta è un'altra.

È il giorno in cui qualcuno decide di aprire casa propria a uno sconosciuto.

E quel giorno arriva molto dopo, con un gruppo di insegnanti svizzeri, nel 1953.

1953: quando due sconosciuti ebbero la stessa idea

In Svizzera un gruppo di insegnanti aveva lunghe vacanze estive, ma pochi soldi per viaggiare.

E allora ebbero un'idea tanto semplice quanto geniale: perché non scambiarsi le case, invece di pagare un hotel?

Nacque così Intervac, una delle prime reti di "home exchange" al mondo.

Ma qui viene la parte più assurda.

Nello stesso identico anno, dall'altra parte dell'oceano, un insegnante di New York ebbe la stessa identica intuizione.

Si chiamava David Ostroff, e la battezzò "Vacation Exchange Club".

Due persone. Due continenti. La stessa idea, nello stesso anno.

Difficile da credere, non trovi?

Per decenni questo resta un fenomeno di nicchia: cataloghi cartacei, passaparola tra famiglie che si fidavano l'una dell'altra.

Poi arriva internet, e come ha fatto con tutto il resto, cambia le carte in tavola.

Ma c'è un dettaglio a cui voglio che tu presti attenzione.

In tutta questa storia, per decenni, nessuno paga ancora nulla. Era un puro scambio, un baratto tra famiglie.

Quindi la domanda davvero interessante è: chi è stato il primo a capire che quella fiducia si poteva trasformare in un vero business?

Per rispondere, dobbiamo andare a San Francisco.

Ottobre 2007.

Tre materassi gonfiabili sistemati in un salotto.

San Francisco, 2007 e tre materassi che cambiano tutto

Brian Chesky e Joe Gebbia erano due amici squattrinati, con l'affitto da pagare e pochissime idee su come farlo.

Poi arrivò l'occasione giusta, o forse solo un colpo di fortuna travestito da problema.

A San Francisco era in programma una grande conferenza di design, e tutti gli hotel della città erano al completo.

I due ebbero un'idea semplice: perché non affittare un po' di spazio nel loro appartamento a chi non trovava posto?

Comprarono tre materassi gonfiabili, li sistemarono in salotto, e offrirono anche la colazione la mattina dopo.

Chiamarono il progetto AirBed & Breakfast.

Un nome orribile, diciamoci la verità. Ma a volte le idee vincenti nascono proprio così, imperfette.

Poco dopo si unì a loro un terzo socio, Nathan Blecharczyk, quello con le competenze tecniche per trasformare l'idea in una vera piattaforma.

Quello che stavano facendo, in fondo, non era così diverso dagli insegnanti svizzeri del 1953. Aprire la propria casa a uno sconosciuto per guadagnarci qualcosa.

La differenza è che questa volta, per la prima volta nella storia, qualcuno ci mise sopra un prezzo, un sito web, e la possibilità di farlo ovunque nel mondo.

Da quei tre materassi gonfiabili, nel giro di pochi anni, nasce l'industria che oggi vale miliardi di dollari.

Dal garage al mondo: la velocità che spiazza tutti

I primi tempi furono tutt'altro che facili. Le banche dicevano di no. Gli investitori nemmeno rispondevano. Chesky e Gebbia erano indebitati fino al collo con le carte di credito.

E qui arriva uno degli aneddoti che mi ha colpito di più nella storia di Airbnb.

Era l'estate 2008, piena campagna elettorale Obama contro McCain.

I due, senza una lira, ebbero un'idea al quanto folle.

Crearono delle scatole di cereali a tema elettorale. Le chiamarono "Obama O's" e "Cap'n McCain's". Le assemblarono a mano, una per una, con la colla a caldo. Le vendettero ai giornalisti politici durante le convention, a 40 dollari l'una.

Ne bastarono circa mille per raccogliere 30.000 dollari. Abbastanza per pagare i debiti e resistere ancora qualche mese.

Ma soprattutto, abbastanza per attirare l'attenzione giusta.

E quella storia dei cereali arrivò fino a Paul Graham, fondatore di Y Combinator.

Fino ad allora aveva sempre detto no a AirBed & Breakfast.

Ma capì che chi era riuscito a vendere cereali elettorali a 40 dollari a scatola, forse aveva la grinta giusta per farcela.

Nel 2009 li fa entrare nel suo acceleratore di Start Up.

E da lì, il progetto smette di essere un esperimento tra amici squattrinati.

Cambiano nome. Da AirBed & Breakfast diventano semplicemente Airbnb.

E cominciano a crescere. Non lentamente. A una velocità che nessuno, nemmeno loro, si aspettava.

Erano partiti con 20.000 dollari da Y Combinator.

Da lì in poi, gli investitori iniziano a fare la fila.

Nel tempo, tra tutti i round di finanziamento, Airbnb arriva a raccogliere oltre 6 miliardi di dollari.

Il giorno della quotazione in borsa, dicembre 2020, vale 47 miliardi di dollari.

Oggi, nel 2026, ne vale oltre 100 miliardi, in meno di vent'anni.

Oggi Airbnb conta oltre 5 milioni di host, che hanno ospitato più di 2 miliardi di persone, con annunci attivi in oltre 150.000 città nel mondo.

Ma Airbnb non resta sola a lungo. Booking.com, che fino ad allora viveva solo di hotel, capisce il potenziale e apre anche lei alle case private.

Come lei, anche altri vogliono prendersi una fetta di questo mercato: Expedia, VRBO, Agoda, HomeToGo, TripAdvisor Rentals, etc.

E quello che era iniziato con tre materassi gonfiabili per pagare l'affitto, diventa in pochissimi anni un intero settore. Con regole tutte da scrivere. E un'Italia che sta per scoprirlo.

L'Italia scopre gli affitti brevi

Mentre Airbnb cresceva negli Stati Uniti, l'Italia stava a guardare. Come sempre, l'Italia arriva sempre con qualche anno di ritardo. Ma come dico sempre, "meglio tardi che mai".

Il 20 marzo 2014 Airbnb annuncia un traguardo importante. Un milione di viaggiatori ospitati in Italia. Merito di oltre 50.000 host italiani.

L'anno dopo il fenomeno esplode ancora di più. Nel 2015 gli ospiti diventano 3,6 milioni. E gli host italiani salgono a quasi 83.000.

Pensa che un semplice monolocale di 28 mq a Milano mi genera oltre 40.000€ all'anno (lordi). In affitto a lungo termine mi avrebbe generato intorno a 13.000€ all'anno.

Nel giro di pochi anni l'Italia diventa uno dei mercati più importanti al mondo per Airbnb. Seconda solo agli Stati Uniti.

Nel 2017 gli alloggi attivi in Italia sono quasi 500.000. Nel 2024 hanno superato i 750.000. Un aumento del 52% in sette anni.

Il valore economico del settore, nello stesso periodo, passa da 2,5 a 8,8 miliardi di euro.

Ma con una crescita così rapida, arriva sempre anche un altro tipo di attenzione. Quella dello Stato.

Cosa sono diventati oggi gli Affitti Brevi

Fermiamoci un attimo. Perché fin qui abbiamo raccontato una storia di crescita, di numeri, di successo.

Ma c'è un salto che è successo per strada, quasi senza che nessuno se ne accorgesse.

Nel 2008, Airbnb era due amici che affittavano un materasso per pagare l'affitto. Nel 2015, era ancora percepito così anche in Italia. Un modo per arrotondare, una stanza in più, un guadagno extra.

Ma guarda i numeri di prima. 8,8 miliardi di euro di valore in Italia. 750.000 alloggi attivi.

Questo NON è più "prestare un letto a uno sconosciuto". Questa è un'industria ricettiva vera e propria.

Con la sola differenza che, per anni, nessuno l'ha trattata come tale.

Ti dico una verità che non piacerà a molti proprietari.

Gli affitti brevi facili sono morti.

E meno male, aggiungerei!

Più cresce la domanda, più cresce l'offerta. Sempre più case, sempre più host. E con più scelta, gli ospiti sono diventati più esigenti.

Una legge naturale di domanda e offerta.

Ma non è stato solo il mercato a stringere le regole del gioco. Un'industria che vale miliardi, prima o poi, attira sempre l'attenzione di qualcun altro.

La svolta regolatoria: il presente

Il momento in cui tutto cambia arriva tra il 2024 e il 2025.

Lo Stato introduce il CIN. Il Codice Identificativo Nazionale, obbligatorio per ogni casa messa in affitto breve. Senza, rischi una sanzione fino a 8.000 euro.

Arriva anche una stretta sulla soglia che ti fa diventare, agli occhi del fisco, un vero imprenditore. Fino a poco tempo fa erano tre immobili. Con la Legge di Bilancio 2026, la soglia scende a due.

Nel frattempo, Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza avviano controlli su oltre 600.000 strutture in tutta Italia.

E dal 20 maggio 2026, entra in vigore anche un regolamento europeo che uniforma le regole in tutta l'Unione.

Per quindici anni, il settore è cresciuto quasi senza regole. Oggi, nel giro di due anni, si è messo al passo con la sua stessa dimensione.

Non è una punizione. È la naturale conseguenza di un'industria che è diventata troppo grande per restare invisibile.

Chi tratta ancora gli affitti brevi come nel 2015, oggi rischia sanzioni, controlli, problemi che poteva evitare.

Chi invece li tratta per quello che sono, ovvero un'industria vera, con le sue regole, parte già un passo avanti a tutti gli altri.

Da dove nasce la tua opportunità, oggi

E qui torniamo a te.

Perché questa storia, in fondo, non te l'ho raccontata per curiosità.

Te l'ho raccontata perché racconta esattamente il momento in cui ti trovi tu, adesso.

Un settore che è passato dal "selvaggio west" del 2015 a un'industria matura, con regole precise.

Chi conosce le regole del gioco, ha tutte le carte in regola per primeggiare.

Quanto potrebbe rendere davvero la mia casa oggi?

Non una stima a caso. Un numero vero, calcolato sui dati reali di quanto sono stati venduti appartamenti simili al tuo nella tua zona.

Per questo ho creato un calcolatore gratuito dove hai la possibilità GRATIS di vedere a quanto sono state vendute case simili alla tua nella tua zona per prendere le giuste decisioni.

Inserisci zona, tipologia, posti letto: in meno di 2 minuti hai una stima basata sui dati reali della tua zona.

Nessun impegno. Nessuna chiamata indesiderata.

Solo un numero, per iniziare a ragionare con i dati alla mano.

Ora, la palla passa a te.

Se hai domande o dubbi, scrivimi pure su WhatsApp e parliamone!

Un abbraccio,

Marco

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